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i Quaderni di Bandiera Rossa "La Guerra Dimenticata: Il Carnaio del Mondo Musulmano" di Riccardo Achilli
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sabato 17 febbraio 2018

NOI E LORO? di Norberto Fragiacomo




NOI E LORO?
di
Norberto Fragiacomo


Stando ai quotidiani e a chi vi ha preso parte la recente manifestazione di Macerata è stata un evento pacifico, gioioso e partecipato: in sintesi, un notevole e confortante successo. Considerate le premesse, che tutto filasse liscio non era affatto scontato, e qualche marginale sgradevolezza - probabilmente enfatizzata, se non “creata” dai media - non basta a deturpare il quadro: è assurdo pretendere che una dimostrazione abbia i toni e la solennità di una messa cantata.

Detto questo, a lasciar perplesso chi scrive sono stati i contenuti, che si riducevano alla duplice condanna di «fascismo» e «razzismo»: il primo impersonato da forze politiche di cui viene denunciata la crescita spettacolare e che bisognerebbe invece mettere al bando, il secondo visto come una malattia contagiosa che sta rapidamente infettando la società italiana (e quelle europee). Stanno davvero così le cose? E’ lecito dubitarne, anche se le preoccupazioni non sono del tutto infondate. Esistono in Italia partiti apertamente fascisti, che annoverano tra le loro fila militanti (ovvero strizzano l’occhio a simpatizzanti) che, pur senza magari conoscere approfonditamente genesi e dottrine del movimento mussoliniano, da fascisti si comportano, e possono senz'altro costituire una minaccia oggettiva. Quantificarli è difficile, ma si tratta comunque di sparute minoranze, all'interno delle quali si annidano razzisti convinti e dichiarati. Attenzione: non parlo genericamente di xenofobi, ma specificamente di razzisti, cioè di persone convinte di appartenere a una razza superiore (quella bianca) che, come tale, ha pieno diritto di disporre a piacimento di quelle inferiori. Traini appartiene a questa categoria? Occorrerebbe chiederglielo; sono sicuro, d’altra parte, che non vi appartenga la stragrande maggioranza dei cittadini che si lamentano del numero crescente di stranieri in circolazione e delle loro “strane” o addirittura detestabili abitudini: alle radici di questa ripulsa (verbale) ci sono insofferenza e paura, non disprezzo razziale.

venerdì 16 febbraio 2018

CIAO MARCELLO









CIAO MARCELLO


Ieri sera abbiamo appreso con sgomento della improvvisa scomparsa del nostro caro amico e compagno Marcello Mapelli dirigente di Risorgimento Socialista e membro del nostro Comitato di Redazione.
Marcello è stato un compagno di grande spessore umano che lascia un vuoto profondo, per chi lo ha conosciuto ed apprezzato per la sua battaglia socialista, non facilmente colmabile.
Un uomo che era in grado di ricucire i rapporti alcune volte tesi (come è normale nella dialettica politica) tra i compagni che condividevano i suoi ideali socialisti semplicemente con la sua bontà e la sua profonda sensibilità.






giovedì 15 febbraio 2018

LA PROPOSTA ELETTORALE DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA A CLAUDIO BELLOTTI di Maurizio Zaffarano


LA PROPOSTA ELETTORALE DI SINISTRA RIVOLUZIONARIA: INTERVISTA A CLAUDIO BELLOTTI 
di Maurizio Zaffarano


Claudio Bellotti, anzitutto grazie per la disponibilità a questa intervista. Cos'è Sinistra Rivoluzionaria? Da chi è composta e cosa si propone? In quali circoscrizioni elettorali sarà presente?

La lista è nata da una discussione che abbiamo promosso sin dalla scorsa estate, rivolgendoci a numerose organizzazioni e aree della sinistra proponendo una lista che avesse una chiara identità classista, anticapitalista, contrapposta a ogni ipotesi di coalizione di classe. Ne è nato questo fronte comune con i compagni del Pcl. Nonostante i tempi molto stretti per la raccolta di firme e le norme capestro della legge elettorale saremo presenti sulla maggior parte del territorio nazionale.

Tra i giovani che si incontrano, anche disoccupati e precari, anche abitanti delle periferie degradate, ciò che sembra prevalere è l'idea che questo sia l'unico mondo possibile e che sia impossibile trasformarlo nel senso dell'uguaglianza e della giustizia sociale. Se dovesse spiegare ad un giovane cos'è il Comunismo e cosa significa essere Comunista quali parole userebbe?

In realtà si tocca con mano una enorme rabbia e opposizione a questo sistema, anche se è vero che l’alternativa non è direttamente visibile. Del resto una protesta, o anche una rivoluzione, comincia quando le masse capiscono quello che non vogliono più, anche se magari non hanno ancora chiaro cosa vorrebbero.
Comunismo vuol dire molto semplicemente il potere in mano a chi oggi è oppresso e innanzitutto ai lavoratori. Il potere economico e politico, le grandi imprese, i grandi capitali, il potere statale. Spazzare via quella minoranza ristrettissima che accumula sempre più ricchezza e potere e usare quelle risorse nell’interesse della maggioranza.

E se dovesse spiegare cos'è il trotskismo a cui si ispirano entrambe le componenti di Sinistra Rivoluzionaria, il Partito Comunista dei Lavoratori e Sinistra Classe e Rivoluzione?

Per noi il troskismo è la continuazione del marxismo rivoluzionario. Vuol dire innanzitutto che il socialismo non sarà una caserma burocratica come era la vecchia Urss dai tempi di Stalin in avanti, in cui l’economia era nazionalizzata e pianificata ma il potere politico era in mano alla burocrazia e non certo alla classe operaia. Socialismo significherà autogoverno dei lavoratori sull’economia e lo Stato.

venerdì 9 febbraio 2018

LO SPAURACCHIO DEL RAZZISMO ALLE PORTE di Norberto Fragiacomo





LO SPAURACCHIO DEL RAZZISMO ALLE PORTE
di
Norberto Fragiacomo




Un’avvertenza: questa riflessione volante non riguarda adepti del PD e “progressisti” stile Boldrini, né tantomeno l’ultradestra liberista che, con brutale franchezza, ha assunto il nome d’arte di “+Europa”.
Mi riferisco invece a quella sinistra che i media sistemici si compiacciono di definire “estrema” per via dell’ostinato (od ostentato?) attaccamento alle proprie radici. A commento del gravissimo episodio di Macerata si succedono a tamburo battente dichiarazioni allarmate di esponenti di quest’area, il cui minimo comune denominatore è il seguente: l’Italia è diventata un Paese razzista, e questo razzismo ormai generalizzato è il maggior pericolo per la democrazia (domanda oziosa: esiste ancora?). L’informe e ubiquo movimento “nero” avrebbe le sue avanguardie armate (il pistolero di Macerata si presta assai meglio dell’attaccabrighe di Fermo a impersonare il ruolo, anche se pure le gesta di quest’ultimo furono prese a pretesto per criminalizzare un’intera città!) e le sue masse di manovra, formate da comuni cittadini che non esprimono in atti clamorosi il loro “odio” verso gli stranieri. Un esempio? L’autista del bus finito sul giornale per aver dato dei tumbani ad alcuni passeggeri di colore – e pazienza se l’epiteto ha in triestino una chiara intonazione scherzosa (ricordo un vecchio professore di chimica che lo adoperava nei confronti dei suoi studenti): in quanto espressione di “razzismo” la condotta va severamente stigmatizzata e punita.

martedì 6 febbraio 2018

PARLIAMO DI LAVORO? OPPURE È SOLO SCHIAVITÙ di Giandiego Marigo





PARLIAMO DI LAVORO? OPPURE È SOLO SCHIAVITÙ
di Giandiego Marigo 



Confesso, anche se a voi interesserà forse poco, che faccio molta fatica a scrivere, in questo periodo. L’ostinata dissennatezza dei media, impegnati nella minuta e pressante descrizione delle vicende elettorali di questo paese, mi sta sinceramente nauseando e consegnando l’impressione dell’inutilità dello scrivere d’altro. 

 Tutto acquisisce una chiave elettoralistica, il mondo sembra orbitare attorno a questo inutile avvenimento che non modificherà alcunché negli equilibri del vero potere visto che manca la forza di un antagonista reale a questo sistema e che il potere vero non risiede certo nel parlamento, non più, da molto tempo, forse mai. 

 In questi tempi di scarso ascolto io voglio parlarvi di lavoro. Già un argomento molto strumentalizzato, appunto dai portatori di vessilli, i leader inventati delle compagini in campo in questa tenzone. Ed esattamente vorrei parlare del braccialetto di Amazon o meglio partendo da quello scandaloso e disumano braccialetto. 

domenica 4 febbraio 2018

L'UTOPIA "MINIMALISTA"

di Norberto Fragiacomo

  
Fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo i governi europei provano ad alleviare la condizione miserevole della classe lavoratrice, creando un primo embrione di Stato sociale: in Italia Giolitti fa propri i risultati ottenuti dal c.d. socialismo municipale dando impulso ai servizi pubblici locali, mentre si affermano forme primitive di previdenza e assistenza agli “ultimi”.
Nel ventennio fra le due guerre si fanno passi avanti (e locali dietrofront) a livello continentale, ma è nei “trenta gloriosi” che il modello giunge a maturazione, assicurando ai lavoratori e alle loro famiglie un tenore di vita accettabile, diritti adeguati e – assieme ad essi – una cittadinanza non soltanto sulla carta. Le ragioni di questa evoluzione sono molteplici, e la geopolitica gioca un ruolo centrale; tuttavia l’attivismo e il consenso raccolto fra le masse dalle formazioni d’ispirazione marxista sono potenti fattori di trasformazione socio-economica tanto nella prima quanto nella seconda metà del secolo.

sabato 3 febbraio 2018

LA CRESCITA GIOIOSA DELL’ASTENSIONE


di Lorenzo Mortara


Preoccupa l’astensione. Preoccupa come sempre i borghesi e i loro reggicoda, i giornalisti del Corriere, come ad esempio Massimo Franco oggi in L’astensione può creare una democrazia senza popolo.

domenica 28 gennaio 2018

GIARRUSSO, POTERE AL POPOLO E… DON RAFFAÈ!




di Lorenzo Mortara


«Potere al Popolo o ai mafiosi?», si chiede una cima siderale nel firmamento a Cinque Stelle, tale Mario Michele Giarrusso. Abolire l’ergastolo significa per lui liberare mafiosi stragisti. In questa maniera, l’abolizione del 41/bis, come pretendiamo noi, diventa in pratica applicare il Programma del Papello di Totò Riina


Come tutti coloro che hanno i paraocchi, Giarrusso vede solo una parte delle cose e mai l’insieme. Il guaio non è tanto che non veda il Programma di Potere al Popolo nella sua interezza, ma che non veda nemmeno al completo quello dei Cinque Stelle. Nel Papello di Riina c’era l’abolizione del 41/bis per i mafiosi e in pratica solo quello, non c’era invece come c’è nel Programma di Potere al Popolo o di Sinistra Rivoluzionaria, l’abolizione progressiva anche del carcere e del decreto genocida Minniti, la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore, l’abolizione del Jobs Act e del precariato, della Legge Fornero e di tutte le privatizzazioni che hanno messo sotto ricatto perenne della mafia tutto il Sud Italia. È l’inclusione sociale l’unica vera arma contro la mafia, non il bastone, tanto meno la tortura legalizzata. È per questo che sotto il capitalismo non si riuscirà mai a sconfiggere la mafia, perché è un modo di produzione troppo escludente per sconfiggerla. Il capitalismo, società divisa in classi, crea e ricrea sempre il brodo di cultura in cui la mafia si genera e rigenera.


Inoltre, nel Papello di Rina, ed è questa la cosa decisiva, non c’era soprattutto l’abolizione del 41/bis per i NoTav, per i combattenti di classe e per tutti i prigionieri politici del proletariato che sono la maggioranza delle persone contro cui è davvero diretto il 41/bis. Perché contro i lavoratori e i loro rappresentanti, la Legge si applica in maniera spietata, contro padroni e mafiosi si interpreta liberamente a Campari e caffè, secondo il tacito codice del 41/tris di quell’uomo sceltissimo e immenso di Don Raffaè. E per un mafioso che finisce sotto il 41/bis, ci sono 10 proletari che sostituiscono gli altri che restano a piede libero, o per grazia ricevuta dalla Signora Giustizia come Andreotti, o per l’indulgenza dei Procuratori alla Grasso che chiudono un occhio perché l’altro è già aperto e spalancato verso la poltrona della loro fulminea carriera ministeriale. E non sia mai che aprendolo, scontentino qualcuno che gliela potrebbe intralciare.


È verissimo invece che tutto questo nel Programma dei Cinque Stelle non c’è. Di Maio, infatti, sta facendo il giro delle 7 Chiese per rassicurare papi, ricchi e potenti che non ce l’ha con loro, e di conseguenza se la prenderà con i soliti: i poveri. E quando ci si prostra ai piedi delle 7 chiese, ci si prostra anche alla mafia che, se Giarrusso non l’ha ancora capito, non è altro che la loro Perpetua.


Stazione dei Celti
Domenica 28 Gennaio 2018


sabato 27 gennaio 2018

IL POPOLO LA RIFORMA IL POTERE: UN DISCORSO RIVOLUZIONARIO - di L. Mortara

 

di Lorenzo Mortara

Arrenditi Cimino
I t'hann ciapa…
seet circundàa ♬



Langue il dibattito a sinistra del centro sinistra in vista delle prossime elezioni. Sembra che per tirare l’acqua al proprio mulino, sia meglio evitare discussioni e non rispondere alla critiche. Tra i pochi che ci provano, senza ricorrere al metodo di dividere il campo, già abbastanza ristretto, in settari e unitari, prendiamo in considerazione il Compagno Sergio Cimino, sostenitore di Potere al Popolo, perché il suo articolo, Il discorso sul potere, pubblicato su La Città futura, ci sembra emblematico di un modo che non condividiamo di approcciare la crisi di rappresentanza del mondo dei lavoratori. Cimino prova a rispondere alle principali critiche mosse alla nuova lista, imbastendo la difesa arroccandosi su tre parole: popolo, riforma e potere.

venerdì 26 gennaio 2018

A PROPOSITO DI MIGRAZIONI di Norberto Fragiacomo




A PROPOSITO DI MIGRAZIONI 
di 
Norberto Fragiacomo

Non occorre risalire fino all’antica Roma o ai tempi di Genghis Khan per reperire esempi di migrazioni dagli effetti dirompenti se si tiene a mente che l’essenza di ogni fenomeno migratorio è l’abbandono (spesso forzato, sempre traumatico) da parte di un gruppo umano dello spazio vitale originario - in estrema sintesi: una perdita. 

mercoledì 24 gennaio 2018

POTERE AL POPOLO: INTERVISTA A VIOLA CAROFALO di Maurizio Zaffarano


POTERE AL POPOLO: INTERVISTA A VIOLA CAROFALO di Maurizio Zaffarano




Ciao Viola anzitutto grazie per la tua disponibilità a questa intervista. Prima domanda: chi è Viola Carofalo? In breve puoi descrivere la tua storia personale e politica? Sarai candidata?

La mia storia politica e personale non è molto diversa da quella di tutti i militanti e gli attivisti di Potere al popolo: non ho un lavoro stabile; nello specifico sono ricercatrice precaria in filosofia all'università; ho militato per anni nei collettivi universitari, nelle occupazioni di spazi da dedicare alle attività sociali in città a fianco dei disoccupati, dei lavoratori e degli immigrati, e ho sempre partecipato ai cosiddetti movimenti “antagonisti”, che avevano come scopo quello di costruire e di proporre un’alternativa a quei cambiamenti della società, che si sono avverati negli ultimi vent'anni.
Per quanto riguarda la candidatura: no, non sarò candidata. Abbiamo dovuto scegliere un capo politico perché questa legge elettorale ce lo ha imposto; la scelta è caduta su di me, e ne sono felice; ma proprio per scardinare la logica personalistica delle elezioni politiche, abbiamo ritenuto opportuno che il capo politico non fosse anche candidato.

La Sinistra di Alternativa manca in Parlamento da dieci anni. Al di là degli errori e dei limiti dei dirigenti della Sinistra Radicale e d'ispirazione Comunista non pensi che ciò sia dipeso soprattutto dalla marginalità che nella cultura diffusa, nel senso comune hanno ormai le istanze di Sinistra? Cioè se parli con i giovani, con i precari, con i disoccupati, con i lavoratori poveri – a causa dell'enorme potere di persuasione esercitato dai media - si percepisce che per la maggioranza di loro questo mondo è l'unico mondo possibile, che non esiste altra strada alla competizione di tutti contro tutti, che le disuguaglianze, i super profitti, le super retribuzioni dei manager e delle star dello sport e dello spettacolo è la normalità. Che interessa di più l'ultimo modello di smartphone o di capo firmato che avere politiche egualitarie ed efficaci per il lavoro o la casa o la salute. E che la soluzione ai loro/nostri problemi non è il controllo collettivo e popolare sull'economia ma, di volta in volta, la guerra ai migranti, ai “vecchi” che con i loro privilegi avrebbero compromesso il futuro dei giovani, alle tasse, al debito pubblico, alle inefficienze e agli sprechi delle istituzioni pubbliche.

Se le cosiddette “istanze di sinistra” sono diventate marginali nella cultura di massa, questo è dipeso piuttosto dalle scelte di quella sinistra politica che negli ultimi anni, purtroppo, non ha fatto altro che rincorrere le scadenze elettorali. Io credo che sia necessario fare una distinzione, a proposito di questo argomento: dobbiamo distinguere, infatti, una rappresentazione delle istanze tradizionalmente di sinistra, che non ha trovato spazio nel discorso politico e massmediatico degli ultimi anni, e un sentimento “di sinistra” che invece accomuna molte persone che sono disposte a mettere tempo ed energie a disposizione, per portare avanti pratiche volte a scardinare il razzismo, il classismo, e insomma l’imbarbarimento che chi ci ha governato, negli ultimi anni (di qualsiasi “colore”) hanno cercato di incoraggiare con le loro scelte politiche. Considerato questo presupposto, è tuttavia vero che tra le classi popolari di questo paese si registra un tasso di rassegnazione enorme, che porta molte persone ad accettare le cose per come stanno. Questo senso di rassegnazione, però, si combatte proponendo pratiche diverse: progetti di mutualismo che oltre a risolvere un problema immediato (l’accesso ai servizi sanitari, il doposcuola, la raccolta di vestiti, o la consulenza legale per il diritto al lavoro), “educhi” quante più persone possibile, a rivendicare i diritti, chiederne di nuovi, e organizzarsi per cambiare realmente le cose, secondo quelle che sono le necessità che possono cambiare da territorio a territorio, da situazione a situazione. Potere al popolo ha proprio questo scopo: rafforzare questo tipo di coraggio, che esiste ma che troppo spesso non trova il il giusto spazio per esprimersi.

lunedì 22 gennaio 2018

ANCORA UNA VOLTA MARX CONTRO KEYNES di Lorenzo Mortara





ANCORA UNA VOLTA MARX CONTRO KEYNES
di Lorenzo Mortara



 Non c'è scampo, non fai tempo a leggere un post decente sul debito, per esempio quelli ottimi del compagno Palermo, che subito interviene il neokeynesiano a protestare. 
 Non servono le tasse, dice la cantilena, lo Stato può tranquillamente finanziare il deficit stampando dal nulla la sua moneta, se solo questo sciagurato non si fosse fatto scippare la sovranità monetaria. Tale teoria, ammesso si possa annoverare tra le teorie, è veicolata con tale sicumera e violento sprezzo dei poveri ignoranti che anche noi vecchi dogmatici marxisti, che credevamo di aver ormai acquisito i diritti d’autore per le polemiche al vetriolo, al cospetto dei keynesiani odierni, dobbiamo ammettere di essere ridotti ormai a roba da libro Cuore
Stupisce tanta sicumera, tanto più che non serve leggere né Marx né nessun altro per scorgervi dietro, più che l’aggiornamento di Keynes, la riedizione ancora più comica della truffa del Gatto e la Volpe nella favola di Pinocchio. Lo Stato è la pianta che fa crescere i soldi, e più che la sovranità, dovremmo recuperare l’infanzia per tornare a credere alle favole di Collodi.
Lo Stato in questione qui, è lo Stato Dio, al di sopra di tutti, perché ignorando totalmente l’esistenza delle classi sociali, non ci si immagina neppure che lo Stato sia molto più terra terra e sia cioè uno Stato di classe, borghese e capitalista. E in fondo tutti gli errori dei nuovi fanatici di Keynes discendono da qui. 
 Tuttavia, tralasciando per un attimo un piccolo, gigantesco dettaglio come questo, in termini di economia marxista, cioè di “economia reale”, dell’unica teoria economica capace di spiegare la realtà, che significa creare dal nulla la moneta? 

mercoledì 17 gennaio 2018

LE (O)MISSIONI DI PACE? di Giandiego Marigo










LE (O)MISSIONI DI PACE?
di Giandiego Marigo




Occupati come siamo a preoccuparci di sacchetti biodegradabili e di sinistre possibili più o meno frantumate e frastagliate, mentre inseguiamo i capricci di questo o quel leaderino più o meno carismatico, ci sfugge, a volte, la sostanza di una guerra immanente, di un insulto reiterato che rinnega il dettato costituzionale con l’articolo 11 della nostra costituzione che mai come oggi è vituperato, irriso ed aggirato.
Sto ovviamente parlando delle sin troppo numerose “missioni di pace” che sono poi, diciamolo interventi di polizia e d’invasione travestiti ed ipocritamente celati dietro sigle di comodo quali NATO ed ONU e UNIFIL.
Dal punto di vista “parlamentare” siamo ai limiti e forse li superiamo, piegando le regole all’esigenza della politica della Paura.
Il governo Gentiloni, nonostante sia, di fatto dimissionario, come per altro tutto il parlamento, non solo rifinanzia gli interventi in corso ma se ne inventa altri quali , per esempio, quelli in Niger e Tunisia.

domenica 14 gennaio 2018

2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68 di Lorenzo Mortara




2018: A 50 ANNI ESATTI DAL ’68
di Lorenzo Mortara



Il 2017 contava cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre; il 2018 ne conta la metà, 50 anni esatti, dal 1968, l’anno più bello del Secolo Breve. Una “carnevalata” ebbe a definirlo l’ex fascista, ex pedofilo Montanelli, il più grande tra gl’inutili ex giornalisti postumi. Un anno davvero prodigioso e memorabile per la Storia che ha giustamente scaricato nella sua pattumiera tutti gli altri a venire. La Storia non ha particolari problemi a ricordare emeriti coglioni come Hitler, Stalin e Mussolini, ma non ha pietà per gli ignavi, e se non fosse per la ridicola sicumera degli storici, i più ignavi tra gli ignavi che le tocca sopportare sul groppone, dimenticherebbe anche quelli.

Il ‘68 fu un anno talmente memorabile che durò grosso modo dieci anni e cominciò addirittura nel ’66 o ancora prima. Mise il terrore nei padroni, cacciò indietro il profitto con grande gioia dei salari, liberò le scuole dall’occupazione abusiva di presidi e professori, tirò i sampietrini ai poliziotti, spesso centrandoli assieme ai poeti che ne rimasero per sempre storditi, mise a cuccia la violenza pareggiandone parecchi torti, separò la fantasia dal potere come si separa la testa da chi vuol governare sempre coi piedi, se la rise sotto i baffi di tutte le controrivoluzioni sottoculturali d’Oriente come d’Occidente, regalandoci, di vero e genuino, oltre ai vari gruppi di rivolta come le Black Panther in America, il Movimento ‘77 da noi e le primavere sovietiche ad Est, i cantautori, la beat generation, le radio libere, gli hippy, la liberazione sessuale, la nouvelle vague e il situazionismo che ne furono due poderosi anticipi, e in più tantissima altra umanità varia e originale.

venerdì 12 gennaio 2018

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA

EDGAR L. MASTERS È UN’ALTRA COSA
In un fumo di polvere un’anima già grigia ci vedeva solo un arido interminabile inverno le mancava del tutto la forza per scorgervi i riccioli neri pendenti dalla gonna più bella e frusciante che sospesa a mezz’aria danzava nel vento mentre segnava il passo del Toor-a-Loor Oggi è lo stesso, nulla davvero è cambiato Tu cosa vedi per le strade di Roma? Nostalgici in parata come gli affumicati dalla polvere o un tristo corteo di semafori verdi? E perché una Testa più rossa di Sammy ma meno arrugginita che ha già disintegrato miliardi di violini e ancora rischia di restare suonata ci vede solo una Little-Fake-Union che non combatte e se ci vedesse dell’altro sarebbe cieca proprio come la bolla di fumo che infiamma le tue pupille? Oh voi illusi che ancora sognate di risvegliarvi sulla collina: miliardi di violini si ricomporranno al tramonto in concerto e suoneranno per voi a notte fonda uno stridor di rimpianti se non capirete che per mettere veramente a fuoco uno scatto bisogna prima saper coglier, nell’attimo, l’intera sequenza! Edgar L. Masters
La Nuova Spoon River 2018



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